Conserve

Le buone abitudini, e una marmellata di mele cotogne.

È abitudine per me tra una ricetta e l’altra, tra uno scatto e l’altro lasciare cuocere a fuoco lento la marmellata di turno.
Ho iniziato osservando i movimenti di nonna, poi di mamma. Me ne stavo in un angolino seguendo con gli occhi ogni loro gesto, ogni tenero sussurro.
La luce che filtrava dalla finestra era poca, e gli occhi non essendo abituati non coglievano mai abbastanza. Nonna faceva dei versi strani per indicarmi la dispensa, per suggerirmi che tutto iniziava da lì.
A pensarci bene io non avevo mai prestato attenzione prima di quel momento a quel posticino magico, colmo di scaffali e mensole sgangherate. E per l’appunto, mentre ai più piccoli bastava starsene fuori per strada a giocare, o in cameretta a spulciare il nuovo regalo, io me ne stavo rinchiusa lì dentro.

Scorrevo col dito lentamente superando la passata di pomodoro fino alla marmellata di fichi d’india, per poi arrivare a quella di mele cotogne. C’erano segni, etichette, tanto da poterle distinguere e mai confondere.
Mi pareva di sentirne l’odore mentre provavo ad abbracciare un barattolo. Lo portavo vicino al petto cercando di stare attenta a non farlo cadere, altrimenti le urla di nonna mi avrebbero ricordato a lungo quel momento.
Di tanto in tanto, provavo con tutte le forze a girare il coperchio per sentire quel sapore dolce sotto la lingua. Ma niente. Quel barattolo di aprirsi proprio non ne voleva sapere.
Per questo quando arrivava il momento di cuocerla, la marmellata, io senza chiedere nulla aspettavo la distrazione di nonna o mamma e passavo velocemente un dito sul mestolo.
Quel sapore dolcissimo mi portava altrove, chiudevo gli occhi un pochino e sentivo il cuore battere forte.

Oggi, come allora, prepararla è quasi terapeutico. È una coccola per le nostre colazioni. Quando una crostata all’improvviso diventa il dolce dell’ultimo minuto. O semplicemente a fine cena. Spalmata un po’ su una fetta di pane croccante tostato.

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Marmellata di mele cotogne e anice stellato.

Cosa occorre:
1kg di mele cotogne
1 mela rossa
Succo di un limone
300g di zucchero
Anice stellato

Come procedere:
Lavate accuratamente le mele cotogne, tagliatele a pezzetti e versatele in una casseruola con acqua abbondante, insieme all’anice stellato.
Fate cuocere fino a farle ammorbidire.
Sistemate alcuni vasi di vetro con i rispettivi tappi in una casseruola e sterilizzate per almeno 20 minuti.
Rimuovete i pezzi di mele dall’acqua, l’anice stellato e schiacciatele al passaverdure.
Versate le mele schiacciate con lo zucchero e una mela in una casseruola ed aggiungete il succo di mezzo limone.
Cuocete a fiamma moderata per circa 5 minuti o fino a quando la marmellata avrà raggiunto il grado di densità desiderato. Mescolate spesso per evitare che la marmellata si bruci.
Quando la marmellata avrà raggiunto la giusta consistenza, riempite i vasetti di vetro.

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41 thoughts on “Le buone abitudini, e una marmellata di mele cotogne.

  1. È un po’ che manco, è un periodo difficile, in cui non trovo la pace e la serenità giuste. Ci sono lo stesso col cuore e appena posso passo anche qui. Quei vasetti saranno più dolci e speciali se legati a ricordi come i tuoi. Sono ricordi importanti, gesti che da piccoli non vediamo sempre, ma poi costruiscono la nostra storia! Io il dito sul mestolo o nel barattolo lo metterei ancora,,adoro questa ricetta! Ciao Melania a presto

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    1. Mi spiace moltissimo Silvia! Spero tu possa trovare ciò che cerchi…non ti arrendere e non smettere mai di mollare. A volte, certe cose richiedono più tempo per arrivare. Basta saper aspettare. Un abbraccio

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  2. Una marmellata deliziosa che sa tanto
    di casa e di affetti! Le mele cotogne un bel
    ricordo della mia giovinezza quando le raccoglievo dall’albero in un luogo “del cuore”ricordi che fan capolino ed emozionano!!! Le tue foto neanche dirlo son sempre più coinvolgenti! 👏🏻👏🏻👏🏻👏🏻Brava amica bella! Un abbraccio
    Patty

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    1. Patty, amica mia, che bella questa sintonia. Che belle le emozioni che durano nel tempo, che assomigliano ad un respiro quasi sussurrato. La preparazione di marmellate e confetture unisce. Lega. Crea un legame non solo col tempo, ma anche con quella parte di noi che appartiene al passato.

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  3. …è vero, preparare confetture e conserve è altamente terapeutico, almeno per me…e mi vengono prepotentemente in mente tanti bei ricordi legati all’ infanzia…
    Leggere questo bel post mi ha fatto tornare indietro nel tempo, e per questo ti ringrazio ❤
    E che dire delle foto?! Sono incantevoli…

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    1. Lo è anche per me Simo! Mi rilassa moltissimo cucinare, anche se ultimamente non riesco a farlo con la dovuta calma come vorrei. E preparare le confetture è quasi un tuffo al passato. Ai ricordi di un tempo. Ai sapori che restano e che poco mutano.

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  4. Non ho mai preparato la marmellata mi mele cotogne, anzi non mi ricordo di averle neppure mai assaggiate…. Leggere questo post è stato d’ispirazione, oggi le cercherò e mi metterò ai fornelli. Le tue foto come lo scritto sono stupende!

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    1. Non è mai troppo tardi per iniziare! Lo dico sempre a me stessa, specie in cucina. È un continuo evolversi, assaggiare, provare, gustare…per cercare qualcosa che soddisfi il nostro palato.
      Mi piacciono gli inizi, e ti/mi auguro sempre che ce ne siano tanti. A presto!

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  5. Ah la preparazione delle marmellate… ricordo la mamma che ne preparava impegnando pomeriggi interi, ore e ore a bollire finchè non caramellavano perché era importante che durassero negli anni, pomeriggi in cui tutta la cucina grondava di confettura, in cui l’aria profumava di frutta e caramello… Oggi io non amo quelle marmellate pesanti, voglio che il sapore della frutta si senta, ma evidentemente la mia mentalità è diversa dalla sua, uso molto meno zucchero rispetto al suo rapporto 1:1 che utilizzava lei (siamo matti???), però quando ne preparo (in tutta velocità, sia chiaro) per me è ancora un piacere come quand’ero bambina. Lo sai che la marmellata di mele cotogne ce la davano alla scuola materna per merenda? Un post più ricco di ricordi di questo non lo potevi pubblicare 🙂
    Un bacio!

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    1. Io sono come te. Mi piace prepararla proprio per ricordarne il sapore nella stagione successiva. Per sentire la dolcezza sciogliersi nel palato. Quel tanto che basta, senza mai esagerare. È uno di quei gesti consueti, semplici ma pieni d’amore. Mentre l’odore inonda casa, e la scia di quel profumo si spande fuori dalla finestra.
      Appartiene alle colazioni mattutine, alle merende pomeridiane (che bello sapere che i bimbi ci fanno merenda a scuola). Alle crostate preparate in un momento di calma e farcite con tanta dolcezza.

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  6. concordo con te, preparare le marmellate è terapeutico, ne preparo di ogni tipo in estate, la fragranza di frutta matura che inonda la cucina è impareggiabile… quella di mele cotogne mai provata mi segno la tua ricetta.
    un abbraccio
    daniela

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    1. Credo sia una delle cose che mi rilassa di più. Sentirne il profumo mentre preparo un nuovo set, mescolarla mentre in mente penso già a come proporla. L’abitudine costante nel prepararla rievoca i ricordi di un tempo. È un oggi che sa di ieri.

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  7. Io ho ricordi contrastanti sulla preparazione della marmellata. Ricordo che mia mamma odiava il periodo della conserva di pomodoro o della marmellata di prugne. Mia nonna costringeva mia mamma a sedute di ore per riuscire a smaltire l’enorme quantità di frutta. Pelavano, bollivano poi cuocevano con un sacco di zucchero per farla conservare per anni. Schizzi ovunque…una impresa titanica. Mia mamma che si lamentava e mia nonna che invece organizzava con decisione. Oltre tutto a me non piaceva neanche tanto quella marmellata così dolce e quasi caramellata.
    Poi invece da grande ho capito che invece è tutta un’altra storia. Si può usare molto meno zucchero, si possono fare piccole quantità, ogni volta si può aromatizzare con spezie diverse per avere gusti e sapori nuovi, e non c’è bisogno di considerarlo un lavoro, un dovere, ma può benissimo diventare un piacere. Un grande piacere.

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    1. Sicuramente erano altri tempi e altre maniere di lavorare. Mia nonna pensa che per preparare la passata e imbottigliarla credo ci mettesse un mese circa, con l’aiuto chiaramente dei figli. Quindi, ecco, loro avevano un metodo tutto loro. Io come te metto molto meno zucchero e adoro le spezie. Ed è ogni volta un piacere immenso preparare marmellate.

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  8. Per me è terapeutico guardare le tue foto,leggere i tuoi racconti.Ti immagino,con la tua curiosità da bambina osservare quei barattoli e mi sono rivista piccina,a sollevare le coperte che coprivano i casatielli che nonna faceva crescere per giorni.Chi ti porta nei ricordi belli,anche solo per un attimo merita un grazie.Grazie Melania!Ti rubo giusto un paio di fette,sono irresistibili con la tua marmellata 😘

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    1. Sono sempre stata una distratta, ma curiosa. Col tempo ho imparato a prestare attenzione a molte cose che adesso chiaramente non mi sfuggono più.
      Ed in cucina è stato così per molto tempo. Mi sono persa tanto di nonna, delle sue abitudini, i suoi piatti. Ciò che mi è rimasto in mente è quel che ricordo, e ne faccio tesoro. Provo a raccontarlo e a dargli un sapore (a modo mio)

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  9. Ecco la mia storia con le marmellate….un giorno parlando con una amica gli raccontavo quanto mi piacessero le marmellate fatte in casa.A quelle parole gli si illuminarono gli occhi. La volta successiva si presentò c, tanti barattoli di marmellata uno diverso dall’altro. Il padre pensionato dopo una vita all’estero con le sue mani grandi amava preparare le marmellate con quello che produceva il frutteto che aveva fatto crescere negli anni. E per anni me le ha fatte pervenire… Tutte marmellate che non si trovano sul mercato (tra cui questa di mele cotogne). A volte poi mi faceva arrivare versioni speciali. Ed ora che non c’è più ogni volta che vedo un barattolo di marmellata fatta in casa penso all’uomo che amava fare le marmellate che ho incontrato una sola volta…

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    1. Un dono così speciale…
      Non credo si regali a tutti barattoli colmi di marmellata, evidentemente la meritavi.
      Ho sempre pensato che un barattolo in fondo è come uno scrigno capace di contenere sogni e dolcezze.
      Grazie d’aver condiviso qui questo ricordo. 🙂 mi ha riempito il cuore con un pizzico di malinconia, ma gioia nel sapere che le cose belle sono le più semplici.

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  10. I tuoi racconti sempre meravigliosi, hai ragione cucinare è terapeutico, io non faccio tantissime marmellate, quelle che riescono a consumare i miei figli e qualche barattolino per me per qualche crostata, questa di mele cotogne sono anni che non la preparo anche se mi piace molto soprattutto sotto forma di cubetti fatta asciugare, giusto ieri un’amica me ne ha regalato qualche pezzetto.

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    1. Quando non devo pensare al set o a qualcosa per il blog ho più tempo per godere del cibo. Lo stress viene meno e assaporo molto di più ciò che preparo. L’anno scorso ho preparato delle caramelle di mele cotogne, quest’anno un paio di barattoli sono stati richiesti perciò mi sono cimentata nella marmellata. Felice domenica Giovanna 😍

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  11. Come mi piacciono i tuoi racconti … mi trasporti con te nella tua infanzia e mi ritrovo a guardarti nella tua cucina o nella dispensa di nonna. Buonissima la confettura di mele cotogne. Io preferisco prepararci la cotognata, mi piace sentirla in mezzo ai denti, bella densa al morso. Buon fine settimana Meli, un bacio

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    1. La cotognata è tipica delle nostre zone. Io l’ho preparata insieme alla confettura, ma capisco che non tutti l’apprezzano. Sono una di quelle che adora sentire i pezzi sciogliersi in bocca e sentire il gusto pieno e intenso. Ci faccio merenda bei pomeriggi freddi mentre mi gusto un buon libro. Un abbraccio Terry, felice domenica

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  12. Uno dei sapori che più ricordo indistintamente della mia infanzia è quello delle cotognate. Non sapevo nemmeno fossero una specie di mela. Non le ho mangiate per anni. Ora per fortuna si trovano più comodamente, anche al supermercato. Quindi capisco benissimo questo tuo racconto. E diciamolo, chi non ha mai messo un dito o un chicchiaio o una forchetta in una preprazione? Non c’era niente di più buono! 😀

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    1. Un po’ come fare un dolce e aspetti che mamma finisca di riempire lo stampo per poterne assaggiare un po’ di quella bontà. Infilarci un dito dentro o semplicemente un cucchiaino e godere di quel momento tanto atteso.
      Complice la nonna, poi la mamma ho iniziato prestissimo ad assaggiare e catturare tutti i segreti delle confetture. Oggi, tra un set e l’altro cuociono a fuoco lento mentre sotto gli occhi ho altro.

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  13. Io ho iniziato a fare marmellate da qualche anno… e non ho più smesso. Mia madre non le faceva, quindi ho aspettato che arrivasse il “mio” momento… e così mi sono lanciata, in questo mondo morbido e profumato che adoro, facendo scorte di vasetti e di stoffe da mettere sui tappi, giocando con cordoncini colorati e abbinamenti, per avere sempre la dolcezza a portata di mano e di assaggio. Crescere con pentoloni e pentolini che fanno danzare la frutta è bello…
    La confettura di mele cotogne la pubblicai un anno fa, devo assolutamente replicare… ricordo il sapore, la curiosità di sentire come fosse venuta e l’incontro coi formaggi… perchè alla fine gli incontri e gli incastri aumentano la bontà delle cose, vero? 🙂

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    1. Non ricordavo l’avessi pubblicata anche tu la marmellata di mele cotogne, ma vengo a sbirciare perché sono curiosa di capire che abbinamento ne hai fatto.
      Io ci faccio colazione la mattina su una fetta di pane tostato ed accompagno il tutto con succo di melograno (che adoro)!
      Credo sia uno dei momenti più belli la preparazione delle conserve. Uno di quei momenti che mettono in pace col mondo, forse correndo il rischio di dimenticarsene un po’.

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  14. Ciao Melania!
    Mi pare quasi di percepire l’aroma dell’anice stellato, di sentire il profumo della tua marmellata di mele cotogne e di vederla lentamente predere forma. Le buone abitudini, quei momenti di vita quotidiana così carichi di significato, ci hanno aiutato ad essere ciò che siamo oggi…ognuna con i suoi colori, le sue storie, le sue ricette e le sue dolcezze che…inevitabilmente si incontrano! 🙂
    Buon week-end ed A Presto,
    Annalisa

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    1. La consapevolezza che si è insinuata negli ultimi tempi mi porta ad apprezzare molto di più la me di ora. Ne vado fiera, e comprendo probabilmente che le diversità rendono unici.
      La sicurezza di ciò che si vuole, la pradonanza in quel che si fa rende speciale ogni momento, tanto da stringerlo forte tra le mani e ricordarlo.
      Non è mai un percorso a senso unico la cucina. Ma un incontro con gli ingredienti e chi ha desiderio di condividere ciò che ama.
      Buon fine settimana Annalisa.

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