Dolce

La storia degli altri è anche la nostra, e una tatin alle more e basilico.

Riscrivo me stessa tutte le volte che ho bisogno di (ri)trovarmi. Disegno nuove linee, mettendomi al sicuro di fronte a curve inaspettate. Separo i pensieri uno ad uno per ritrovarli poi, in fila, allineati di nuovo nel loro ordine. Traccio con mano decisa i desideri da realizzare. Scelgo bene quale colore usare e che percorso seguire. Prendo in prestito i colori: il giallo del sole, l’azzurro del cielo, il verde degli alberi, il rosso delle ciliegie, il viola intenso delle more. Così riempio della felicità. Piego gli attimi intrisi di luce per sfogliarli poi quando il buio pesto si poggia sugli occhi. 

Smonto ciò che ho per costruire il nuovo. A volte mi basta iniziare da casa, attraverso una semplice pulizia o una dispensa pronta ad accogliere ciò che ancora non c’è.
Frugo.
Tra vecchie lettere, testi e libri, e ritrovo tra le mani pagine colme di storia. Pagine piegate tra parole sottolineate, che ho fatto mie quando ne sentivo la necessità.
Toh, mi son detta: com’ero prevedibile già a quei tempi. Ripercorrevo attraverso le parole altrui la mia storia. Ho pensato che quella non poteva essere una coincidenza, perché le storie degli altri sono anche le nostre. Lo sono anche attraverso gesti mutevoli e percorsi distinti, lo sono, anche quando l’urgenza di sentire non passa solo attraverso parole dette, ma lette. 

I social come lettere da spedire. 

Sui social mi sono imbattuta in diversi profili e in ognuno di essi ho riscontrato un proprio stile. Che si tratti di fotografia, di cibo, di scrittura o altro, mi sono resa conto di quanto sia importante comunicare non solo per gli altri, ma per se stessi. È come intraprendere un viaggio, un percorso dove le lettere finiscono con l’essere la somma dei passi fatti.
Ho riscoperto l’entusiasmo di tutta quella gente che si nascondeva o che, semplicemente, temendo di sbagliare non si esponeva mai. Mi sono imbattuta in chi una storia la vuole raccontare davvero, ma non sa come fare. Magari attraverso le cose semplici, i gesti quotidiani, le abitudini di quello che ripetiamo e a cui spesso non prestiamo attenzione.
Ho rivisto il coraggio di chi non teme il confronto, ma sfoglia le pagine una ad una. Il sorriso di chi ce l’ha fatta superando i propri limiti.
Siamo noi a fare i contenuti, non gli strumenti che usiamo. Siamo noi a scegliere cosa far arrivare, cosa tenere e cosa allontanare, disfarci del superfluo purché l’essenziale, ai nostri occhi, diventi il punto di forza. 
E tu riesci a comunicare attraverso l’uso delle parole? Ti servi di qualche  strumento per farlo? Riesci a sentire l’emozione che c’è dietro ogni singola parola? Raccontami se vuoi la tua maniera di comunicare.


…”quelle more si squagliavano tra le dita, o in bocca. Ne ricordo ancora il sapore, dolce e profumato. Non avevano la gradevolezza pungente di una fragola a Maggio, ma una dolcezza più profonda, più misteriosa, come se i frutti avessero assorbito le gelide notti nebbiose nel loro succo.Razziavamo quelle piante, graffiandoci le braccia e tirando i fili dei vestiti, riempivamo il cestino senza pensare a quanto ci stessimo sporcando…”

Tatin di more e basilico. 

Cosa occorre: 

180g di burro a pomata 
130g di zucchero semolato 
Succo di mezzo limone 
Succo di mezza arancia 
1 bustina di lievito 
170g di farina di farro
50g di farina d’avena 
3 uova 
Foglie di basilico 
300g di more 

Come procedere:

Spremete il succo di mezza arancia e del limone. In una casseruola raccogliete 100g di zucchero, 20 g di burro e il succo spremuto. Fate cuocere a fiamma bassissima finché lo zucchero non si è sciolto. Spegnete e versate le more insieme alle foglie di basilico. Mescolate e mettete da parte. 
Nella ciotola della planetaria montate il burro con lo zucchero restante fino ad ottenere una crema morbida. Unite poco per volta l’uovo alternandolo alla farina setacciata. Incorporate il lievito e completate l’operazione fino a esaurire le uova. 
Versate l’impasto nello stampo sopra le more, livellate bene e fate cuocere in forno a 170º per circa 45/50 minuti. 

  


18 risposte a "La storia degli altri è anche la nostra, e una tatin alle more e basilico."

  1. Quindi la torta si capovolge, le more si mettono alla base nella teglia … non ho ben capito. Comunque deve essere deliziosa. Come comunico? Cerco di farlo nella maniera più semplice possibile. Io sono così come mi leggi, trasparente e senza giri di parole. Con le parole, c’è stato un tempo della mia vita, in cui riempivo libri. Infatti ne ho pubblicati alcuni … Ora scrivo lo stesso, appena ho un intuizione, un pensiero o semplicemente una storia che mi frulla per la testa. Però non pubblico più. Ho imparato che il mondo dell’editoria è un élite per pochi. Un abbraccio e buona settimana

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    1. E mi piace la tua semplicità Terry! Arriva tutta, sai? Arriva quel che sei attraverso i gesti raccontati, le giornate trascorse tra una cosa e l’altra. Arriva la tua anima pura e la generosità che dimostri.
      È il modo in cui ci raccontiamo, l’essenza che c’è in quel che facciamo che racconta di noi. E forse, non scriverai più libri ma la tua penna continua a lasciare il segno.
      La tatin comprende le more alla base e l’impasto sopra. Un abbraccio

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    1. Pur non avendoti mai vista mi sembra di vederti. Che controsenso eppure è così. Come se ti conoscessi da tempo. Forse perché tra i boschi ti immagino davvero, forse perché rivedo il tuo sorriso mentre pensi “ecco Melania, adesso che le ho raccolte ho le mani dipinte del loro colore”. Il pensiero ti assicuro è reciproco. ❤️

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  2. Bello leggere che grazie ai social sei riuscita a cogliere l’essenza delle persone, le parole non dette. La centralità dell’essere umano mi é tanto cara. Io non mi trovo particolarmente a mio agio sui social strumenti che permettono – anche – di spingere tanto e troppo sull’apparenza… Mi trovo più a mio agio con piccoli pezzi di vita seminati e raccolti pian pianino in un rapporto costruito con il tempo e più intimo…
    Un abbraccio a te e alle tue parole colte e ritrovate 🤗

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    1. È un argomento così complesso e così tanto discusso oggi che, semplificarlo sembrerebbe sminuire il tutto. Spero di non essermi espressa male ma, non ho scritto che i social sono l’anima della comunicazione. Sono sicuramente un mezzo potente oggi, attraverso il quale molti costruiscono la loro carriera. (Potremmo guardare quella di blogger bravissime che sono arrivate lontano). Sono però strumenti che permettono oltre che conoscere e scoprire mondi diversi, consentono di scorgere anime affini alla nostra. Scavare, approfondire, sfogliare, superare, sono cose che non possono
      Passare attraverso un social, ma bensì tramite strumenti che ne consentono la realizzazione, e i blog ne sono l’esempio. Ognuno, comunica a suo modo ciò che ha desiderio di dire. Siamo noi a creare i contenuti e il desiderio di chi vuol andare oltre a fare il resto.
      Noi che ci seguiamo dagli inizi ne siamo l’esempio. Buona serata Mile e mi prendo questo abbraccio ❤️

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      1. Avevo inteso che non intendevi che i social sono l’anima della comunicazione 🙂 Ed è innegabile che come scrivi tu sono un mezzo potente con cui costruire anche una carriera. Ad ognuno poi la scelta di come viverla secondo il proprio “sentire”. I social hanno pro e contro come tutte le cose e tra i pro la possibilità di intuire e poi approfondire affinità che diventano tali anche nel profondo. Ed è un preziosissimo “pro”…
        Ciao dolce Melania!

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  3. Effettivamente i blog ci hanno dato modo di raccontarci, di farci conoscere meglio anche da chi è lontano. Anzi, forse ci conoscono meglio le persone conosciute nel mondo virtuale che quelle vicine, perché forse è più difficile anche aprirsi e dire certe cose. Il nostro modo di raccontarci è semplice, parliamo di no, di quello che facciamo, di quello che ci piace e speriamo di condividerlo chi ha le nostre stesse passioni.
    Per quanto riguarda la tatin, è deliziosa, con quella nota di basilico molto fresca ed interessante.

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    1. A distanza di tre anni dall’apertura del blog posso affermare con certezza che, questa casetta aperta a tutti, ma in fondo così intima è l’unico modo per raccontar(e)si davvero. Per arrivare agli altri, raccontando di se e, di ciò che facciamo attraverso le nostre abitudini. I social sono uno strumento oggi potentissimo senza il quale molti neppure esisterebbero, ma chi realmente ha il desiderio di relazionarsi in questa maniera, lì si perde. Si perde il concerto reale di comunicazione/relazione. È tutto molto superfluo e superficiale. Resta tutto in superficie se non c’è qualcuno che ha il desiderio di scavare. Come la tatin che, per sentirne il sapore bisogna affondare il cucchiaino fino in fondo.

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  4. Ciao carissima, io mi servo sempre ben volentieri alla tua tavola, sai che non sono brava con le parole, cerco di comunicare il mio amore cucinando quello che penso possa fare piacere non solo ai miei familiari ma anche agli ospiti che invito. Un abbraccio

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    1. Comunicare attraverso la scrittura è per me importante se non fondamentale per raccontare ciò che voglio esprimere. Ma so per certo che, si può arrivare agli altri anche con uno scatto, un piatto di prelibatezze preparato con amore, una ricetta di famiglia, un ingrediente particolare… ognuno utilizza i propri mezzi cercando di dare sempre il meglio. Ciò che conta è tirare fuori ciò che si ha dentro. ❤️

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  5. Io scrivo soprattutto per me stesso… la memoria a lungo termine non ricorda la quotidianità 🙂 Ci sono periodi in cui non ho molto tempo o voglia. Per questo tengo pochi blog preferiti, anche la lettura deve essere un piacere e non un tour de force dei “mi piace”. E mi piace passare per il tuo, originale e profumato come il basilico sulla torta di more 😀

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    1. Trovo che occorra farlo quando se ne sente il bisogno tranne per chi, questo lo fa per lavoro. Alle volte, mi trovo costretta a scrivere testi su commissione, ma mi rendo conto che non è la stessa cosa. Scrivere per se, sentire la penna fluire perché un pensiero si fa spazio. Scrivere per rispecchiarsi in righe che leggeremmo nel tempo e che ci susciteranno un sorriso. Scrivere per afferrare, tenere stretta la presa, per sentire oltre che provare… magari lo stesso profumo che hai sentito tu 😉 ciao Marco

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  6. Non sono mai stata brava con le parole, il foglio bianco mi creava un blocco pazzesco, colpa dell’insicurezza e della timidezza. Mi ricordo che quando dovevo fare i temi a scuola e parlare di me era un supplizio. Non capivo perchè dovevo raccontare a una prof quello che pensavo o sentivo. Erano fatti miei e basta. In effetti non li raccontavo a nessuno, anzi no, li confidavo alla mia gatta che amavo tantissimo 🙂
    Poi crescendo sono cambiata, credo di essere diventata più sicura delle mie capacità, le difficoltà aiutano in questo. Ed ho aperto il blog non per pubblicare meramente ricette, ma proprio perchè in quel momento avevo voglia di scrivere di me. Una cosa che per me era sempre stata un tabu

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    1. Occorre scrivere quando lo si sente, quando da dentro scatta una scintilla che ti fa dire: “si, sono pronta ad esternare il mio io interiore”.
      Il blog in questo aiuta tanto. Le ricette non sono un contorno, ma certamente il mezzo per scavare e andare oltre, si. Per non fermarsi in superficie, per arricchirsi ed esplorare ciò che non conosciamo ancora. Si può raccontare tanto pur non parlando di quel che ci succede. Le parole hanno il potente dono di poter essere mescolate, amalgamate, frullate così come accade in cucina con gli ingredienti.

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